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    November 04

    I cristiani e i Social Network - Continuazione della riflessione precedente

    Ringrazio Vincenzo (che non conosco personalmente) e don Mattia (che conosco molto bene) per i commenti lasciati al post precedente. Vincenzo ha aperto la riflessione ad un aspetto importante, quello della reazione della Chiesa davanti al fenomeno “internet”. Don Mattia ha portato un contributo interessantissimo sul discorso di internet come evangelizzazione.

    In effetti è proprio così, il luogo autentico di trasmissione della Fede non è nella conoscenza di argomenti oppure di testimonianze, come potremmo fare attraverso un sito internet, attraverso un blog o attraverso le mille e-mail che riceviamo e rinviamo con tantissimi argomenti, storielle etc., ma è proprio attraverso la mediazione della Ecclesìa, in particolare nel contesto della Liturgia dove non si è solo davanti a una parola letta, a dei gesti compiuti ma ci si trova alla Presenza del Signore e lì si può vivere l’autentica Trasmissione della Fede.

    In effetti quello che mi colpisce di più di Internet sono proprio i social network dove si conoscono persone che si danno per quello che scrivono, per come si raccontano, per come si mostrano, per quello che cercano. Personalmente ho un profilo su netlog che non curo molto (fatto perché mi ero stufato di ricevere richieste); mi sono fin ora rifiutato di iscrivermi ad altri come badoo o il più diffuso facebook perché generalmente, per quello che ho potuto conoscere, non rientra nei miei interessi più specifici e il tempo è quello che è, sempre troppo poco (può darsi che prima o poi ne creerò uno su facebook, non passa giorno che non mi venga richiesto…).

    Ma questi social nework, anche se non rappresentano il Locus Theologicus in cui vivere un’esperienza religiosa, non potrebbero diventare delle Piazze ove porsi come cristiani autentici, con dei valori da vivere e da mostrare (non ostentare!) in modo da poter godere della simpatia di tutto il popolo (At 2,47)? Rilancio la domanda ai lettori…

     

    October 29

    Internet e la religiosità nell'epoca del post-moderno

    Questa mattina mi è capitato di fare un giro in internet attraverso il motore di ricerca degli spaces di MSN digitando parole come cattolico, chiesa, seminarista, prete, Gesù, Signore…

    Non sono molto esperto ma credo sia significativo fare un’analisi fenomenologica di quello che emerge a riguardo. Attraverso questi spazi virtuali si può osservare quello che la gente pensa e vive.

    Da un lato troviamo alcuni spaces potremmo dire fondamentalisti, dove si cerca in tutti i modi di far valere le proprie “credenze”. Ma sullo stesso versante, digitando le stesse parole, troviamo esattamente chi in tutti i modi cerca di attaccare tutto ciò che ha a che fare con la religione, soprattutto istituzionale, cercando di far leva su alcune linee di pensiero per dimostrare l’assurdità della Chiesa e del Cristianesimo in genere. Poi c’è una larga fascia di spazi in cui si mostra una religiosità fatta di devozionalismi o della religione del “sentire”, dove la vita spirituale viene a coincidere con qualcosa che è pura “emozione”, anche legata all’appartenenza a qualche Movimento. Pochissimi blog si pongono in modo più critico, alzando la riflessione a livello di ascolto e riflessione riguardo la Parola di Dio, il Magistero della Chiesa…

    Quello che scrivo qui non vuol essere altro che una constatazione, senza alcun giudizio di valore. In fondo ciascuno esprime come può ciò che vive.

    Mi piacerebbe sapere l’opinione dei miei pochi ma cari lettori a riguardo. Le piste di riflessione potrebbero partire da alcune domande: quello che troviamo su internet esprime sicuramente la nostra religiosità che sta attraversando la post-modernità con tutte le conseguenze. Quale potrebbe essere la svolta che noi cristiani dobbiamo attuare nel proporre al mondo di internet una chiara testimonianza di essere in comunione con Cristo e con la Chiesa? È possibile trovare una via intermedia al puro razionalismo o al puro sentimentalismo riguardo la propria visione (esperienza) della fede?

    Mi piacerebbe sentire qualche opinione. Potete lasciare commenti qui sotto o meglio ancora inviare messaggi. Grazie! Provateci!

     

    Salvador Dalì: "Corpus Hypercubus"

    New York, Metropolitain Museum

     

    October 01

    Egli è il primo dopo l'Unico

    Alla meditazione dei miei pochi, ma amati lettori, propogno questo testo su San Paolo, invitando ad approfondire l'argomento leggendo l'articolo "San Paolo nella letteratura moderna" de "La Civiltà Cattolica" del 20 settembre 2008 n. 3798.

     

    Paolo vedendo Dio, vede con Dio questo mondo ingrato e crudele,

    e assume sul suo cuore umano la passione del Dio eterno.

    E poiché Dio non ha voce, egli è la voce per lui.

    Egli va dove il vento lo porta, senza fine né sosta, da un capo all’altro del mondo, come un fuoco che il vento strappa e trascina oltre il mare!

    E vedendo quei figli ciechi e quei popoli che muoiono senza il battesimo,

    piange, si torce le mani e chiede di essere anatema per essi.

     

    P. Claudel, Corona benignitatis anni Dei, Parigi, Gallimard, 1920, 169.

     

    April 09

    Amicizia: dedicato agli amici

     
    Amicizia...
    Parola usata tantissimo. Personalmente mi chiedo quale possa essere l'esatta definizione. Occorre viverla per sapere cosa sia. La si sperimenta fin dai primi anni di età. Poi non si finisce mai di capire il suo significato più autentico. Più si cresce più si sperimenta il suo valore più alto e la sua estrema serietà. Si vivono anche i fallimenti, i tradimenti, le incomprensioni. Alcune lasciano ferite profonde, rendono quasi incapaci a fidarsi ancora... Le incomprensioni, gli errori, l'impossibilità a far chiarezza, perchè l'altro può preferire di credere quello che conviene anziché cercare la verita, l'incapacità a perdonare... Altre persone, fortunatamente, sanno restituire all'amicizia tutto il suo splendido senso. Non si può vivere da soli. Occorre sempre potersi fidare di qualcuno. Non vogliono queste essere parole strane. Sono vita vissuta. E sfido qualunque persona legga queste parole dire che non sono comuni a chiunque su questa terra. E' così per tutti...
    Dedico un brano tratto dall'Amicizia Spirituale (9-13) di Aelredo di Rievaulx (1110-1167) a tutte le persone che mi vogliono bene, soprattutto perché mi conoscono davvero bene, come sono davvero, con tutti i pregi e i difetti. Lo dedico a voi, che mi avete insegnato queste cose.
     

    L'amicizia porta i suoi frutti nella vita presente e in quella futura (1Tm 4,8). Essa condisce con tutta la sua soavità tutte le virtù, seppellisce i vizi con la sua forza, addolcisce le avversità, modera la prosperità, così che senza un amico quasi niente tra le creature umane può essere fonte di gioia (Lelio 86: senza l'amicizia non c'è vita). Un uomo senza amici è come una bestia, poiché non ha chi si rallegri con lui quando le cose gli vanno bene, o condivida la sua tristezza nei momenti di dolore; gli manca uno con cui sfogarsi quando la mente è angustiata per qualche preoccupazione, o qualcuno cui poter comunicare qualche intuizione geniale o più luminosa del solito. Guai a chi è solo, perchè se cade non ha chi lo sollevi (Qo 4,10). E' nella solitudine più totale colui che è senza amici. E invece, quale felicità, quale sicurezza, quale gioia avere uno "con cui tu abbia la libertà di parlare come a te stesso" (Lelio 22), uno cui poter senza timore confidare i tuoi sbagli, uno al quale poter senza timore confidare i tuoi progressi nella vita spirituale, uno cui affidare tutti i segreti e i progetti del tuo cuore! Cosa può esservi di più gioioso dell'unione di un animo con un altro, di due che diventano uno al punto che sparisce la paura della prepotenza, o il timore indotto dal sospetto, e la correzione di uno non fa soffrire l'altro, e la lode non può essere presa come adulazione? Un amico, dice il saggio, è una medicina per la vita. Non c'è infatti, in tutto quanto può capitarci in questa vita, medicina migliore, più valida o più efficace per le nostre ferite, che l'amico che venga a dividere con noi i momenti di sofferenza e i momenti di gioia, così che spalla a spalla, come dice l'Apostolo, portiamo gli uni i pesi degli altri (Gal 6,2), meglio, uno sopporta più facilmente i propri mali che quelli dell'amico. L'amicizia, dunque, "rende più splendida la buona sorte e più lievi le avversità dividendole e mettendole in comune" (Lelio 22). Davvero l'amico è una medicina eccellente per la vita.

     

     
     
    March 21

    Venerdì Santo

     
    Dal "Discorso sulla carità" del Beato Antonio Rosmini
     
    La croce compendia in sé tutta la dottrina della carità. Anche i santi riconbbero espresse nella croce, simbolicamente, le quattro infinite dimensioni della carità di Dio e di Cristo e dei suoi discepoli.
    Parli per tutti S. Tommaso, il dottore Angelico: "Cristo, che aveva il potere di scegliere per sé il tipo di morte ch avesse voluto, siccome subiva la morte per impulso di carità, scelse la morte della croce, nella quale ci sono quattro predette dimensioni. C'è la larghezza del legno trasversale, a cui sono fissate le mani, perchè le nostre opere si devono dilatare fino ai nemici. C'è la lunghezza nel legno verticale, a cui si appoggia tutto il corpo, perchè la carità deve essere perseverante e salvare l'uomo. C'è l'altezza nel legno superiore, a cui aderisce il capo, perchè la nostra speranza deve elevarsi alle cose eterne e divine. C'è anche la profondità, nel legno che si nasconde sotto terra e che sostiene la croce senza essere visto, perchè la profondità dell'amore divino ci sostiene ma non la comprendiamo, perchè la ragione della predestinazione oltrepassa la nostra intelligenza." (Tommaso d'Aquino, Commentarium in Epistulam ad Ephesios, 3, lect. 5).
    Mi sia permesso aggiungere: perché l'eccesso dell'amore sta nascosto sotto il colmo del dolore, e la fortezza trionfatrice della carità è avvolta nel doloroso manto della debolezza e dell'ultima abiezione, e i raggi della divinità immortale sono tenebre sui lineamenti cadaverici dell'ultimo degli uomini.
    Possa questo augusto segno, amati fratelli, rimanere sempre impresso nelle menti di noi tutti, quasi breve formula che compendia in sé tutta la sublime dottrina della carità. Inciso profondamente nei nostri cuori e in tutte le potenze delle nostre anime, possa, con la sua forza, rendere i cuori casti e fedeli a lui che ci ha sposati con il sangue, e rendere le nostre anime infaticabili imitatrici delle opere della sua carità.
     
     

    Diego Velasquez, Crocifisso, 1632

     

    Giovedì Santo

     
    Questa sera Gesù ci hai dato una lezione importante.
    Attorno a quella tavola c'eravamo anche noi.
    Noi che siamo stati capaci a rinnegarti e tradirti.
    Ci hai insegnato come tu vivevi le relazioni.
    Tu amavi veramente.
    Non come noi che viviamo di relazioni
    ma le viviamo solo con il nostro cuore
    che spesso è di pietra
    incapace a piegarsi a comprendere gli altri
    al di là del nostro tornaconto.
    Tu ci hai amati anche e nonostante i nostri limiti.
    Anche a noi hai lavato i piedi.
    Anche a noi hai dato il tuo Corpo e il tuo Sangue da mangiare e bere.
    Anche a noi...
    che hai chiamato a "fare questo in memoria di me"...
    nonostante le nostre incostanze e incoerenze...
    Ti ringraziamo, in questo giorno, di averci scelti.
    Il nostro desiderio è quello di seguirti... sempre.
    Ma poi... il sonno, la fatica, gli altri che non ci sono...
    non sappiamo stare con te.
    Tu al Getzemani hai offerto tutto nella tua sofferenza.
    Ci basterà ancora uno sguardo domani,
    mentre ti porteranno via per crocifiggerti,
    per ritrovare ancor più di prima,
    la comunione con te.
    Amatevi come io vi ho amati...
    Le nostre relazioni devono ripartire, Signore,
    da quegli sguardi che si incrociavano con te
    sul tavolo della tua Cena.
     
     
     

     Giotto: Lavanda dei piedi

     

    March 19

    Mercoledì Santo

     
    Tu Gesù, obbediente alla volontà del Padre,
    ti incroci con i nostri sguardi.
    Ci siamo anche noi in quei dodici.
    "Uno di voi mi tradirà".
    C'è chi non ti riconosce "Signore" e ti chiama "Rabbì".
    Quante volte ci dimentichiamo di te.
    E quando questo avviene, non abbiamo più il coraggio di accogliere il Tuo Perdono
    perchè siamo troppo orgogliosi.
    Come tra amici, quando si preferisce non dare/ricevere il perdono e si rimane lontani...
    Che il tuo cuore, aperto, ferito,
    ci accolga per rimanere sempre in piena comunione con Te.
     

    Caravaggio: l'arresto di Cristo

     

    March 18

    Martedì Santo

     
    Nella luce crepuscolare del mondo,
    tra continui tradimenti e lotte fratricide
    ci raduni attorno alla mensa.
    Lo sai, Gesù che qualcuno ti "consegna" e qualcuno ti "rinnega".
    Cos'hai nel cuore Gesù?
    Ti commuovi.
    Piangi per il male che si fanno coloro che ti fanno del male...
    Ma la tua Gloria passa attraverso questo.
    L'Amore si manifesta attraverso la Croce.
    Insegnaci questo!
    Anche noi vorremmo essere come il discepolo che, preoccupato di esser lui il traditore,
    ti si avvicina, pone il suo capo sul tuo petto.
    Ha capito, ha riconosciuto il suo essere amato da Te.
    E il grande Pietro, che ha cercato di prendere il tuo posto,
    quasi a conquistarsi il merito:
    presto capirà anche lui, dopo aver tradito, cosa voglia dire essere amato da Te.
    Sia così anche per noi,
    peccatori.
     
     
     
    Leonardo da Vinci "ultima cena" (Gesù è solo, al centro. I discepoli si stanno chiedendo: "sono forse io?")
     
    March 09

    Lazare, veni foras!

     
    Siamo giunti alla V domenica di quaresima. Una riflessione sulla Resurrezione di Lazzaro ci conduce a considerare molti aspetti di questo cammino quaresimale.
    Una domanda tra le tante: perchè Gesù piange? Come mai lui, che ha fede, che sa che la vita umana è stata creata per essere eterna, lui che sapeva che da lì a poco avrebbe compiuto il miracolo si mette a piangere? Certo, con questo ci mostra cosa significa l'amicizia, quella vera... quella per cui si con-vive si con-patisce... ma non sarà solo questo.
    Ancora una volta l'evangelista Giovanni ci pone davanti un segno. Un altro segno prima del Grande Segno che contempleremo il Venerdì Santo. Un miracolo non tanto per descrivere un evento straordinario, ma un segno per dirci chi è Gesù. Gesù piange, con un cuore di amico... ma anche con un cuore che è sia paterno che materno, che piange nel vedere le sue creature lasciarsi imputridire nella propria condizione umana, incapace di un riscatto... Morte fisica, segno anche di quella morale. Gesù piange per chi rimane prigioniero della morte, nel seguire una strada che non porta alla vita vera.
    Un grido: "Lazzaro, vieni fuori!". La liturgia canta nell'antifona alla comunione nel canto gregoriano di questa domenica"Lazare, veni foras". Dieci note che esprimono tutta l'autorità di Gesù che, compiendo la volontà del Padre, chiama l'umanità a uscire dal proprio sepolcro.
    Ogni battezzato oggi riscopra la tenerezza del proprio Signore che, con il cuore in mano, lo invita a non seguire la via della morte ma quella della vita.
     
     
     

    Rembrandt: Resurrezione di Lazzaro 1630

     

    February 24

    Sete

    Questa domenica la liturgia ci propone la meditazione sul Vangelo della Samaritana.
    Non ho molto tempo in questo periodo per proporre qui sul blog una riflessione approfondita. Solo una provocazione.
    Mi soffermo su due immagini del Vangelo di Giovanni: Gesù a mezzogiorno, presso il pozzo di Sicar e poi sulla croce chiede da bere, ha sete. Come rispondono i personaggi? La samaritana chiede come mai questo uomo chiede proprio a lei da bere... chi è ai piedi della croce porge una spugna con l'aceto... Come risponde l'umanità oggi?
    Gesù vuol darci l'acqua viva... ma noi spesso non sentiamo nemmeno la sete... cosa ne facciamo di quest'acqua se non ne sentiamo nemmeno il bisogno? la Grazia che ci vuol dare la prendiamo un po' come quei regali che talvolta si ricevono... si apprezza anche il gesto, si dice anche "grazie" ma non ci servono, non apriamo nemmeno il pacchetto, li mettiamo direttamente nel dimenticatoio.
    Chissà. Forse dovranno venirci le "coliche" per renderci conto che non abbiamo saputo cogliere il bisogno di quest'acqua... e il nostro corpo, come la nostra vita, ad un certo punto reagirà... Che non sia troppo tardi, per nessuno.
     
    December 21

    21 Dicembre

    In questo giorno di solstizio invernale, giorno in cui il sole raggiunge la sua minima declinazione ed è allo zenit al tropico del Capricorno, giorno più corto dell'anno, la Chiesa canta l'antifona maggiore "O Oriens" nella Novena di Natale. Qui a Megolo, dove il sole manca da novembre a febbraio, fa molto freddo, le piante, i prati, le strade sono coperte da una spessa brina che rende il paesaggio molto suggestivo.In alto, le cime dei monti dell'Ossola sono coperte di neve, e lì splende il Sole. Preparare il canto di questa antifona gregoriana per la novena di questa sera riempie l'anima di Speranza.
     
    O Oriens,
    splendor lucis aeternae,
    et sol iustitiae:
    veni, et illumina sedentes in tenebris
    et umbra mortis.
     
    O Astro che sorgi,
    splendore della luce eterna,
    sole di giustizia:
    vieni, illumina chi giace nelle tenebre
    e nell'ombra di morte.
     
    Buona continuazione della Novena di Natale a Tutti!
     
     
     
    November 11

    Speranza e Resurrezione

     
    Un breve pensiero riguardo la Parola di Dio della liturgia di questa domenica. Si parla di Resurrezione. Chi sa qualcosa lo dica...
    Nella prima lettura di oggi (2 Mac 7,1-2.9-14) troviamo un contesto di martirio: viene proclamata la fedeltà di Dio a chi muore e la sua sovranità sulla morte. Nel Vangelo (Lc 20,27-38) Gesù restituisce il senso autentico della resurrezione, che non può essere abbassato alle categorie terrene. Va restituita nella sua valenza antropologica: chi risorge è una persona nuova, risorge nella carne nel senso della sua "totalità", con la sua concretezza delle relazioni, nella sua entità personale che si presenta in una modalità più profonda e più alta; è Dio ad essere fedele alla vita, da lui creata.
    Mi piace pensare a questa prospettiva di resurrezione come la tensione della nostra vita verso il futoro, nella Speranza. Cito qui un testo di L. Giussani che reputo illuminante:
     
    La speranza è una certezza nel futuro
    in forza di una realtà presente.
    Perciò è la presenza di Cristo,
    resa nota dalla memoria,
    che ci rende certi del futuro.
    Ed è possibile allora un cammino senza sosta,
    un tendere senza limiti,
    a partire dalla certezza che Lui,
    come possiede la storia,
    si manifesterà in essa.
     
    Mi colpisce la certezza nel futuro che è la Speranza, basata non su un concetto, ma su una persona autentica, reale, che è una presenza: è il Cristo! è Gesù risorto!
    E' Lui che è presente! noi siamo fatti di Lui! Ogni nostra singola esperienza ci conduce a Lui! E' Cristo la nostra Speranza! la tensione verso cui tendere è solo Lui.
    Ci illumini con la sua Parola, con la sua Grazia, con il suo Corpo e il suo Sangue anche in questa domenica, anche in questa settimana, in questa Vita in Lui.
     
    Per approfondimenti: G. Colzani LA VITA ETERNA mondadori
                                   L. Giussani SI PUO' (VERAMENTE?!) VIVERE COSI'? bur
     
    October 03

    Santi Angeli Custodi

     
    La nostra Chiesa Diocesana di Novara ieri celebrava la Dedicazione della Chiesa Cattedrale, facendo slittare la festa degli Angeli Custodi alla data di oggi.
    Una breve riflessione a riguardo credo sia importante. Nei film, nella tradizione popolare, si parla continuamente degli angeli custodi... ma spesso si va oltre l'insegnamento della Chiesa.
    Nei vangeli troviamo diversi riferimenti agli Angeli; in particolare è toccante la frase di Gesù riguardo i piccoli "i loro angeli stanno sempre alla presenza del Padre" Mt 18,10 che è in vangelo della liturgia della loro festa.
    Gli angeli e i santi sono creature definitivamente assise alla destra del Padre, in Gesù e con Gesù e come tali partecipano della ricchezza di Dio e delle sue qualità. Ma Dio è il custode supremo degli uomini: dunque la santità partecipata degli angeli, comporta necessariamente una identica funzione di sostegno e protezione degli uomini. Contrariamente a quanto riteneva Caino ogni libertà ha l'intrinseca vocazione di essere "il guardiano del fratello", aiuto e consolazione del prossimo.
    San Basilio rammenta che "ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita". Ecco perchè ciascuno di noi ha un proprio angelo custode!
    Dio non custodisce una massa amorfa e indifferenziata, bensì un popolo, ossia una unità nella quale i singoli sono persone, irripetibili e inconfondibili: gli angeli dunque si fanno custodi di tutti e di ciascuno!
    L'angelologia ci spinge dunque all'antropologia, circa la dignità di ogni singolo.
    Occorre pregare il nostro angelo custode, e anche quelli degli altri, soprattutto di quelli a noi più lontani o con i quali abbiamo qualche incomprensione...
     

     

    September 16

    Misericordia

     
    Cosa vuol dire domandare scusa? Cosa vuol dire ricevere il perdono? Cosa vuol dire offrire il perdono?
    Sono queste alcune domande che possiamo porci nel riflettere sulle letture della liturgia di questa domenica XIV del T. O.
    Con le tre parabole del vangelo Gesù ci aiuta a trovare una risposta.
    Rischio dell'oggi è non accorgersi del proprio peccato. Solo guardando con uno sguardo contemplativo il Crocifisso, possiamo accorgerci del nostro limite: solo davanti all'amore smisurato per noi nel Sacrificio supremo di Gesù sulla croce possiamo renderci conto della nostra difficoltà ad amare Dio e il nostro prossimo. Possiamo addirittura sentirci schiacciati dal peso delle nostre colpe, possiamo anche pensare di non aver più la dignità di figli. Da qui si può partire. Non è vero che chi chiede scusa è perchè non sa rimediare diversamente ai propri errori: questo è un ragionamento pieno di orgoglio e presunzione. Il figlio minore della parabola di oggi non ha nemmeno il coraggio di chiedere scusa perchè pensa che non ci sia possibilità di perdono... si limita a proporre un diverso livello di accettazione da parte del padre, offrendosi come servo. Ma è qui il mistero dell'amore, quello vero, quello che ci offre il Signore: con l'umiltà dell'accettazione dei propri errori, viene restituita, attraverso un perdono smisurato, la dignità filiale, persa per una scelta sbagliata.
    Come mai noi non riusciamo a fare lo stesso? Siamo davvero tutti ipocriti? O possiamo tentare di crescere giorno per giorno, insieme, verso la piena Maturità di Cristo?
    June 23

    Una canna agitata dal vento

     La festa di S. Giovanni Battista ci riconduce ad una verità fondamentale per il nostro cammino cristiano. Egli è colui che ha vissuto una missione straordinaria: la sua vita non è servita ad altro se non ad indicare uno più grande di lui! Non è forse quello che dobbiamo fare anche noi facendo risplendere il Signore attraverso la nostra vita?

    E cosa disse Gesù di questo personaggio?
    "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?
    e allora, cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti?...
    e allora, cosa siete andati a vedere? Un profeta?
    Sì, vi dico, e più che un profeta. ...
    Io vi dico che tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni,
    e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di Lui" Lc 7,24-28
     
    O Signore, rendici piccoli per essere almeno vicini alla grandezza di Giovanni,
    rendici perseveranti e profetici, per non lasciarci piegare dal vento che tira nel nostro mondo,
    fa' che con la nostra vita possiamo mostrare la tua via ai nostri fratelli

     

    March 24

    Verità

     

     

     

    Quid est Veritas?

     

    La nostra vita continuamente si alterna tra uno sguardo verso gli altri e uno sguardo a noi stessi. Nella nostra mente si annuvolano considerazioni, giudizi, sogni, speranze, delusioni… La fatica è sempre nel discernere tra ciò che vogliamo, tra ciò che dobbiamo, tra ciò che non ci piace…

    Ma chi realmente desidera seguire solo e soltanto LA VERITA’?

    Ci vuole coraggio.

    La verità sta forse nella cosa che ci piace?

    O meglio, in ciò per cui proviamo maggior attrazione, maggior desiderio?

    Sta forse nella cosa che ci sembra più ovvia, maggiormente secondo le consuetudini nostre, degli altri?

    Sta forse all’interno di quel perimetro della nostra esistenza dentro la quale serriamo le nostre certezze, le nostre sicurezze?

    Sta forse negli affetti, che condizionano ogni interpretazione oggettiva della realtà?

    Per vivere evitando di muoversi e dirigersi solo dove ti porta il vento/cuore, occorre riflettere per cercare sempre e soltanto la verità.

    La verità su noi stessi, sulla nostra vita, sulle nostre azioni.

    Mi colpisce sempre la ricerca tangibile di ciò che è dimostrabile, comprensibile, razionabile. Ma questo esaurisce ogni sapere circa la Verità? Esiste una e soltanto una Verità?

    In questa domenica il vangelo ci parla della donna adultera condotta davanti a Gesù. Scribi e Farisei, nel fare il loro dovere, eseguivano, mettevano in pratica una legge. Una legge che giungeva a loro attraverso Mosè. Questa era una peccatrice, la verità su di lei, partendo dalla legge, era il suo peccato, un’azione commessa e provata.

    Cosa fa Gesù? Da ragione a questi? La perdona dicendo che la legge non serve?

    Qual è dunque la “vera” Verità su di lei, su ogni azione sbagliata, su ogni persona “sbagliata”?

    Una frase “lapidaria”: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.

    Ma allora, c’è una verità diversa dalla legge? Diversa da quanto sta nella logica umana?

    Mi colpisce una riflessione di S. Kierkegaard, il quale, ironizzando sulla conoscenza scientifica, umana, giunge a sostenere che l’unica certezza è quella etico-religiosa. L’etico dice “Credi, tu devi credere”. Consapevole che solo l’uomo etico possa parlare con entusiasmo, perché il medico non crede né alle medicine, né alla fede. (S. Kierkegaard, Diario).

    Ecco che la fede ci porta in un'altra dimensione. La Verità, l’unica verità, su di noi, sugli altri, sulle situazioni, è solo Dio. Questa è l’unica certezza. Ogni volta che non sappiamo ricondurci a lui nel discernere la verità, ci allontaniamo da essa.

    Novità di vita dunque, per tutti.

    Anche oggi.

    Anche in questo tempo in cui camminiamo nel deserto verso la Pasqua.

     

     

    March 14

    La Chiesa!

     

     

    Stimolato dal dibattito sorto a seguito del post "Cristicchi" voglio mettere in evidenza una breve riflessione circa l'essere della Chiesa.

     

     
     

    “La Chiesa è il cuore di Dio che batte nella Storia” A. Del Monte

     

    Sull'argomento in questione, nel definire la Chiesa come Istituzione, potrei scrivere un sacco di pagine. Credo sia utile però intuire la Chiesa non come un'istituzione umana e basta. Questo è per chi parte da una visione laica, per non dire "a-tea". La Chiesa è la comunità dei credenti inanzitutto, e quindi la Chiesa siamo noi...

    La Chiesa si struttura in modo gerarchico: quindi, chi ne sta al vertice, chiamato da Dio ad un compito di responsabilità (questo può essere il semplice don, il vescovo, Ruini/Bagnasco, il papa...) ha il dovere di guidare il popolo di Dio sulla strada della storia, aiutandolo nelle scelte, basandosi, confrontandosi, con la Parola di Dio. Quello che in questi giorni il santo padre sta dicendo, non lo fa di certo perchè gli piace mettere il naso nella politica. Non ha nulla da guadagnarci lo stesso.

    Sono infastidito dai mille blog che appaiono su "Libero blog" in questi giorni. La gente non si rende conto, non sa minimamente quello che il Papa cerca di dire. Le sue parole sono rivolte ai cattolici, tanto immersi nel mondo che spesso non riescono a fare discernimento in mezzo alle tante parole che ascoltano. Lui propone la Parola, sulla famiglia, sulla vita, per la felicità dell'uomo. Questo è quello che la Chiesa deve fare! Rimando al paragrafo 2.2.2 della mia Tesi di baccalaureato in teologia sull'Ecclesiologia di mons. Del Monte.

    La Chiesa è Madre, in quanto è fatta dai Cristiani e "fa" i cristiani. "Una Chiesa viva, diversificata, purificata, non fatta di contrasti e di dissensi - che sono fonte di sterilità - ma splendida come una madre che genera; viva come un organismo che cresce nella verità e nella comunione. Tutta la storia è un grande cantiere: il nostro contributo per la costruzione dell'edificio, è questo Corpo vivo di Cristo, riportato alla sua originaria fecondità".

    Già, il buon Del Monte ci ricordava che non deve essere fatta di contrasti e dissensi, altrimenti è sterile. Questo è possibile solo quando c'è sintonia. Nella Chiesa non c'è nè anarchia nè democrazia. Certo, occorre obbedire, magari pagando di persona (cfr Rosmini, don Bosco, padre Pio e tanti altri santi incompresi dalla stessa Chiesa, ma rimasti fedeli) altrimenti si cade nella sterilità della confusione. In questi periodi sono molti, anche preti, che non riescono ad essere uniti nella visione delle cose essenziali. E' ora di smetterla di pensare che ci siano delle componenti di interesse politico nelle parole del papa e dei vescovi. Questo è diabolico, proprio quello stesso modo di pensare, di parlare, di pettegolare è opera del "Satan", di colui che continuamente cerca di allontanare l'uomo da Dio. Ricordiamoci le parole di Agostino: non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre!

    Buona riflessione a tutti!

     

     

    February 19

    Sguardi

    Il tempo scorre inevitabilmente con il suo ritmo. Le nostre giornate, prese dai tanti impegni e dalle tante cose da fare spesso rischiano di farci perdere il senso di ciò che facciamo. Che fatica star dietro a tutto e a tutti. Sono tante le cose che vorremmo e quelle che non vorremmo mai fare. Cosa vuol dire vivere??? Prendere in mano l'agenda a volte mi fa tremare le gambe. Ricordo che nella omelia della mia ordinazione sacerdotale il vescovo si auguarva che le nostre agende fossero piene di impegni, la nostra vita spesa per tutti. Si, è così, volenti o nolenti. e nell'unico giorno in cui, a parte gli impegni di routine, la preoccupazione che quel poco tempo libero sia davvero gettato via.
    Un cuore che batte continuamente per persone e cose da fare, la fatica di non perdere di vista quello che mi fa Vivere queste cose non per lavoro ma per scelta di vita...
    La bellezza sta nel potersi fermare ogni tanto e rendersene conto. come un paio d'ore trascorse nella quiete dell'isola di S. Giulio, tra volti veramente fraterni e sguardi che parlano del Signore.
    Grazie per questi rinnovati incontri.