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August 21 Commento ad un articolo di Lucia AnnunziataVorrei portare all’attenzione dei lettori del blog una riflessione che nasce dentro di me dalla lettura di un articolo firmato “Lucia Annunziata” comparso in prima pagina e poi continuato a pag. 31 de “La Stampa” del mercoledì 6 agosto 2008 dal titolo “Aggrappati ad una spina”. La nota giornalista in questo testo ha cercato di analizzare le tragedie avvenute in montagna in questi mesi estivi collegandole al caso di Eluana Englaro. La mia è una umile riflessione, in questo caso, di un alpinista che è anche prete. La prima intenzione è stata quella di scrivere direttamente all’autrice; la via del blog mi è sembrata più consona per cercare di dare risonanza all’opinione pubblica seppur ristretta ai miei lettori, (in gran parte cattolici ma talvolta anche solo “alpinisti”) della cultura laica (mi verrebbe da dire di taglio laicista per non dire proprio anticlericale) che invade i nostri quotidiani nazionali e, ahimè, anche le reti televisive statali… Non riporto l’intero testo per evitare problemi riguardo i diritti d’autore del quotidiano; chi ne volesse prendere visione, se non lo riesce a recuperare, mi contatti personalmente. L’autrice avvia la sua argomentazione a partire dal sottile tracciato comune tra la morte sulle bianche vette e il bianco lettino in cui giace Eluana Englaro vedendo in entrambi i casi la scelta tra la vita e la morte. Sottolinea come si sia trattato ogni aspetto della morte in alta quota lasciando solo sullo sfondo la ragione per cui si corre il rischio di scalate pericolose, ossia la scelta di mettere a repentaglio la propria vita. La sua risposta la cerca direttamente sui “siti” che trattano argomenti alpinistici, citando il sito planetmountain.com riportando stralci di un testo (“Alpinismo degli 8000 e le storie da comprendere”) mostrando che le parole in quel testo si misurano senza veli riguardo la scelta di rischiare la vita in montagna. Sono consapevole che in anni particolari della storia dell’alpinismo persino Paolo VI abbia fatto qualche cenno negativo ad una vera sfida alla montagna, criticando alcuni alpinisti per imprese troppo pericolose (non ricordo però se questo lo avesse fatto da papa o da arcivescovo di Milano…) ma mi chiedo se negli alpinisti questa “scelta” di mettere a repentaglio la vita ci sia davvero. Non mi ritengo un grande alpinista, non ho mai scalato nella zona dell’Himalaya; solitamente mi accontento delle alte vette Alpine in particolare il Monte Rosa. Nel mio piccolo bagaglio di oltre 15 anni di alpinismo vi sono stati anche momenti seri e difficili (ad esempio sono finito in un crepaccio su un ghiacciaio in Val d’Ossola durante una scalata solitaria e mi sono tirato fuori da solo… ho vissuto cadute su pendii ghiacciati etc.) ma non ho mai pensato veramente che andando in montagna, anche in condizioni difficili, io stessi scegliendo tra la vita o la morte… Sono convinto che chi va in montagna non scelga tra la vita e la morte, ma scelga sempre per la vita! Certo, andare in montagna vuol dire affrontare rischi, anche grossi, ma la consapevolezza di quei momenti è sempre quella di difendere la vita, propria e altrui! Potrei anche ammettere che vi siano degli alpinisti “pazzi” che cerchino altro dal rischio della montagna, ma di gente così se ne trova in ogni categoria di persone… Forse andare in montagna, anche a livelli estremi, vuol dire cercare una vita intensa, che si esprima in tutta la sua pienezza… Lucia Annunziata ad un certo punto intravede questa forza e nella dinamica di scelta tra la quiete e la sfida alla morte trova l’essenzialità dell’evoluzione della specie. Ecco allora che aggancia il caso di Eluana: “La mancata volontà della ragazza allarga (…) lo spettro di chi decide, obbligando gli altri, tutti noi, a farlo per lei. Per questa strada arriva nel cuore della società lo stesso dilemma che un pugno di uomini affronta salendo sulle alte vette: rottura o conservazione, continuità o salto nel vuoto? (…) Collocare il caso di Eluana fra le ragioni più ampie delle dinamiche umane che affrontiamo tutti i giorni, toglierlo dal suo status di anormalità per collocarlo nel senso dei gesti che l’umanità compie ogni giorno, ci permette almeno di poter discutere, uscendo dalla trappola fede-/scienza, politica-/etica e, buon ultimo, Pdl-Pd”. Forse l’ultima affermazione ci permette di capire dove voleva arrivare l’autrice… ma mi chiedo se nel cuore della società ci sia davvero un dilemma tra vita/morte. Probabilmente si. Ed è qui il punto! Forse l’autrice di questo testo non è mai andata oltre i 1000 m.s.l.m… , forse non ha mai incontrato e parlato con degli alpinisti, forse non ha nemmeno avuto la possibilità di incontrare dei famigliari di alpinisti morti in montagna… E ancora, forse non ha mai parlato con “malati terminali”… Lasciatemelo dire, io ho avuto modo di fare queste esperienze, ma mai ho visto persone che hanno scelto o vorrebbero scegliere per la morte. Probabilmente è perché l’uomo, da che mondo è mondo, ha sempre cercato la vita. Mi rendo disponibile fin da ora ad accompagnare Lucia Annunziata almeno fino alla Capanna Margherita (Monte Rosa, 4559 m.), e, magari, mostrarle il sorgere del Sole da quel balcone sopra le nuvole e farle capire cosa cerchino veramente gli alpinisti che vanno in montagna affrontando molti pericoli… Lettura consigliata: “Contro Vento, la mia avventura più grande” di Ambrogio Fogar. August 29 don Giovanni GnifettiDesidero riportare sul blog, per i lettori affezionati, le parole del parroco di Alagna Giovanni Gnifetti (1801-1867) che nel 1842 conquistò per primo insieme ad altri la Punta del Segnale (4559 m) sul Monte Rosa che ora porta il suo nome e dove ora sorge la Capanna Regina Margherita. In "Nozioni topografiche del Monte Rosa ed ascensioni su di esso" scrisse le motivazioni che lo portavano a salire i monti:
"Non per motivo di studiare botanica, mineralogia e geologia, nè collo scopo di fisiche osservazioni (...) io ho sempre prediletto con particolare passione le torreggianti vette dei monti; ma per la sola naturale vaghezza di contemplare più da vicino la magnificienza delle opere del Sommo Creatore; poichè gli effetti e le meraviglie della sua potenza divina non si presentano a mio credere in un modo più distinto e sublime, quanto dalle sommità di quelle roccie scabre e da quelle colossali piramidi della natura, sovra le quali assiso l'uomo favorito da un cielo splendido e sereno, misura coll'occhio un orizzonte senza confine".
Faccio mie queste parole di un santo sacerdote che ha saputo essere un ottimo parroco oltre che un ottimo alpinista! |
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